VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO (B)

VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO (B)
Lv 13,1 – 2.45 – 46 ; Dal Salmo 31 (32); 1 Cor 10,31 – 11,1 ;
MC 1, 40 – 45;

TEMA: Compassione – Empatia

• In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi purificarmi!”.
Il lebbroso riconosce che la guarigione non è un fatto automatico, frutto del solo incontro con il Signore. Esso è il frutto della volontà di Cristo. Egli sa che alla volontà segue subito l’azione. Egli può se vuole, ma anche se vuole certamente potrà.

• Ne ebbe compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”.
E’ assai importante notare come il miracolo in Cristo è solo frutto di compassione e di amore. Non ci sono altre ragioni, o motivazioni.

• E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E’ giusto che si osservi la repentinità della guarigione: non appena pronunziata la parola. Gesù dice e le cose si compiono. La sua è vera ed autentica parola creatrice e rinnovatrice; per essa l’esistenza dell’uomo prende nuova forma.

• E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: “Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro”.
Il sacerdote era colui che avrebbe dovuto constatare la guarigione al fine di riammettere il guarito nella convivenza umana. L’ammonimento è motivato e giustificato dal fatto che si sarebbe potuta strumentalizzare la missione di Gesù e ridurla al solo fatto delle guarigioni. La guarigione del corpo è solo un segno dell’altra guarigione, quella dell’anima e dello spirito dell’uomo.

• Ma quello si allontanò e cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.
Le raccomandazioni non servono. La voce si diffonde. La folla accorre. Ma Gesù si ritira. Ma anche in questi luoghi solitari Egli viene raggiunto. Veramente la potenza di grazia che promana dalla sua Persona conquista i cuori e li attira. Gesù è l’uomo del dono. Egli ha dato tutto se stesso al Padre; il Padre vuole che doni tutto se stesso agli uomini, ma sempre secondo la sua volontà, alla luce della quale è proferita ogni parola e compiuta ogni azione. Se tutti noi comprendessimo che non c’è vera ed autentica nostra donazione all’uomo fuori della volontà di Dio, stabilita per ciascuno di noi, immediatamente, subito, rivoluzioneremmo tutta intera la nostra esistenza. Questa verità è assai lontana dai nostri pensieri. E quando ci diamo ai fratelli o lo facciamo secondo la nostra volontà, o secondo la loro. L’uno e l’altro modo in stridente contrasto con il modo e le forme del Signore Gesù.

Lo voglio, sii purificato! (M. Costantino di Bruno)
Gesù è divinamente sapiente, sempre illuminato in ogni immediata attualità dallo Spirito Santo. Lui sa che vive in una religione nella quale ogni Legge del Padre suo va osservata con assoluta fedeltà. Mai dona un solo pretesto a farisei e scribi perché possano accusarlo di sovversione contro la Legge dei padri. Era ministero del Sacerdote, secondo la Legge del Levitico, constatare l'esistenza della lebbra ed escludere il lebbroso dalla comunità. Così come era anche suo ministero verificare la guarigione dalla malattia e inserire nella comunità attraverso una complessa ritualità di purificazione. Gesù chiede al lebbroso guarito che adempia la Legge in ogni sua prescrizione e così riprendere il suo posto all'interno del popolo del Signore.
Se quel tale è povero e non ha mezzi sufficienti, prenderà un agnello come sacrificio di riparazione da offrire con il rito di elevazione, per compiere l'espiazione per lui, e un decimo di efa di fior di farina impastata con olio, come oblazione, e un log di olio. Prenderà anche due tortore o due colombi, secondo i suoi mezzi; uno sarà per il sacrificio per il peccato e l'altro per l'olocausto. L'ottavo giorno porterà per la sua purificazione queste cose al sacerdote, all'ingresso della tenda del convegno, davanti al Signore. Il sacerdote prenderà l'agnello del sacrificio di riparazione e il log d'olio e li presenterà con il rito di elevazione davanti al Signore. Poi scannerà l'agnello del sacrificio di riparazione, prenderà del sangue della vittima di riparazione e lo metterà sul lobo dell'orecchio destro di colui che si purifica, sul pollice della mano destra e sull'alluce del piede destro. Il sacerdote si verserà un po' dell'olio sulla palma della mano sinistra. Con il dito della sua destra spruzzerà sette volte l'olio che tiene nella palma sinistra davanti al Signore. Poi porrà un po' d'olio che tiene nella palma sul lobo dell'orecchio destro di colui che si purifica, sul pollice della mano destra e sull'alluce del piede destro, sul luogo dove ha messo il sangue della vittima per il sacrificio di riparazione. Il resto dell'olio che ha nella palma, il sacerdote lo verserà sul capo di colui che si purifica, per compiere il rito espiatorio per lui davanti al Signore. Poi sacrificherà una delle tortore o uno dei due colombi, che ha potuto procurarsi; delle vittime che ha in mano, una l'offrirà come sacrificio per il peccato e l'altra come olocausto, insieme con l'oblazione. Il sacerdote compirà il rito espiatorio davanti al Signore per colui che si deve purificare. Questa è la legge relativa a colui che è affetto da piaga di lebbra e non ha mezzi per conseguire la sua purificazione» (Lev 14,21-32).
Gesù dona al lebbroso guarito un preciso comando, ammonendolo severamente e cacciandolo via subito: “Guarda di non riferire a nessuno”. È stato come se Gesù gli avesse detto: “Ora rientra nella comunità del Signore e proclama e divulga a quanti incontri sul tuo cammino quanto ho fatto per te”. Perché Gesù chiede assoluto silenzio? Perché la misericordia verso uno non può essere misericordia verso tutti. Il Padre non lo ha mandato per guarire, sanare, ristabilire in buona salute tutti coloro che sono nella sofferenza del loro corpo. La sua missione è invece quella di insegnare ad ogni uomo come si vive la propria croce, assumendola, portandola, vivendola Lui stesso, donandoci l'esempio. Il mondo lo ha tentato perché scendesse. Lui invece rimane sul suo legno fino all'ultimo respiro. Il miracolo in Gesù è solo segno, perché tutto il popolo giunga alla vera fede della sua Persona e nel suo mistero.
Anche il discepolo di Gesù deve imitare il suo Maestro. Anche lui deve portare ogni croce, insegnando ad ogni altro uomo come si porta. Poi se potrà vivere di grande misericordia verso i fratelli, è giusto che lo faccia. Se non può, è sempre obbligato a mostrare loro come si porta ogni croce con la grazia che si attinge nel corpo di Cristo.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, aiutateci a portare ogni croce.
Spunti di riflessione:

- Trovo compassione per la sofferenza di chi mi sta accanto? Ho la capacità di superare le regole e convinzioni per compiere gesti coraggiosi ed efficaci di carità? Ho cura del mio impegno sociale? Lo incremento?
- In un contesto di carità e di solidarietà, che tocchino però la tua vita, ritieni fondamentale impegnarti in un rapporto da persona a persona?
- Ogni parola del Vangelo mi fa vedere un mio bisogno, educa il mio desiderio a formularsi in invocazione?
- L'atteggiamento di Gesù verso il lebbroso cosa mi insegna a riguardo del nostro modo di rapportarci con malattie che anche oggi sono considerate "infamanti"?
- Siamo pronti a risollevarci dalla miseria del male che ci separa da Dio e dagli altri?
- L’uomo liberato dal suo male non tace. Noi siamo pronti a raccontare le nostre esperienze di Grazia per testimoniare e annunciare la “lieta novella”?
- La mia esperienza con Gesù mi porta ad essere portatore del Vangelo?